Mauro Faina's blog

School Adventures

Il soldato dimenticato XVII

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Il nostro sergente si era sistemato su una pila di bagagli ferroviari e si accese una sigaretta. Sembrava stanco. Non potevamo accettare l’idea di una notte all’agghiaccio. Sembrava impossibile che ci avrebbero lasciato là. Sapevamo che il fischio della partenza ci sarebbe stato presto, e che tutti quegli idioti che non avevano avuto la pazienza di aspettare, non avrebbero poi avuto molto tempo per impacchettare i loro sacchi a pelo in fretta. Ma a conti fatti, avremmo fatto meglio a imitarli e guadagnare così due ore di sonno; due ore più tardi stavamo ancora seduti sulle pietre fredde della strada. Stava diventando sempre più freddo, e una pioggerellina aveva comininciato a cadere. Il nostro sergente era indaffarato a costruirsi un riparo con i bagagli ferroviari, non una cattiva idea dopotutto. Quando coprì il tutto con la sua coperta impermeabile, era completamente riparato – la vecchia volpe!!!!

Dovevamo ora trovarci qualche riparo per di più. Non potevamo spingerci troppo lontano dalle nostre armi, ma le lasciammo nondimeno, con le loro canne all’aria, esposte alla pioggia, aspettandoci una ramanzina più tardi. I posti migliori ovviamente, erano già stati presi per tempo, e la sola cosa che noi potevamo fare fu quella di trovare riparo sotto I vagoni ferroviari. Certamente ci era venuto in mente di provare ad entrare, ma le porte erano chiuse con cavi metallici. Pieni di proteste, strisciammo nei nostri ripari inquientanti e allo stesso tempo approssimativi. La pioggia ci batteva ai lati, ed eravamo furiosi. Più tardi questa rabbia mi fece sorridere.

Come meglio potemmo, allestimmo un qualche riparo dalla pioggia. Era questa la mia prima notte all’aria aperta, e non c’è bisogno di dire che non chiusi mai I miei occhi per più di quindici minuti alla volta. Posso ricordare I lunghi periodi in cui fissavo la grande asse che fungeva da tetto del mio letto. Essa spesso sembrava come se si stesse muovendo a causa della mia stanchezza, come se il treno stesse per muoversi; mi sarei svegliato all’improvviso per scoprire che nulla era cambiato, piombando di nuovo nel dormiveglia, solo per svegliarmi di nuovo di soprassalto all’erta. Al primo raggio di luce, abbandonammo questo riparo di fortuna, intorpiditi e indolenziti, come una squadra di cadaveri dissepolti.

Ci allineammo alle otto, e marciammo al binario d’imbarco. Hals sottolineò diverse volte che avremmo potuto perfettamente trascorrere un’altra notte al castello. Nessuno di noi aveva la più pallida idea delle necessità deprimenti della vita militare in tempo di guerra. Questa non era stata che la nostra prima notte fuori, ma eravamo destinati a trascorrerne molte altre che sarebbero state di gran lunga peggiori. Per il momento eravamo a guardia del treno. La nostra compagnia era stata divisa fra tre lunghi convogli di materiale militare, due o tre per vagone. Mi ritrovai con Hals e Lensen su un vagone piatto che portava ali di aereoplano contrassegnate con una croce nera, e altre parti coperte da teloni. Erano I rifornimenti destinati alla Luftwaffe; secondo le iscrizioni che avevamo potuto leggere, provenivano da Ratisbona e stavano andando a Minsk. Mink, Russia. Le nostre bocche improvvisamente diventarono secche.

Written by dago64

January 12, 2011 at 10:00 pm

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