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Il soldato dimenticato XXIV – Lo sforzo del Reich – Dicembre 1942

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isba

Al momento, il Reich stava facendo un immenso sforzo per proteggere i suoi soldati dall’ostilità implacabile dell’inverno russo. A Minsk, Kovno, e Kiev, c’erano enormi magazzini di coperte, abiti invernali speciali fatti di pelle di pecora, scarponi con spesse suole isolanti e rivestiti di pelo intrecciato, guanti, cappucci di pelle di gatto doppia, e scaldini portatili che operavano bene sia con il gasolio, con l’olio, o con alcol solidificato, e montagne di razioni in speciali scatole protettive, e migliaia di altre necessità. Era nostro dovere, come truppe da convoglio della ferrovia, consegnare tutto questo alle linee del fronte, dove le truppe combattenti ci stavamo disperatamente aspettando.

Facemmo sforzi sovrumani e tuttavia, non erano mai abbastanza. La punizione che soffrivamo, non per mano dell’esercito russo, che fino a quel momento non aveva fatto quasi nulla eccetto che ritirarsi, ma dal freddo, che è quasi oltre ogni  possibilità di descrizione. Fuori le grandi città non c’era stato il tempo di riparare le strade danneggiate-poche e lontane per iniziarne o per aprirne altre. Mentre la nostra unità stava facendo la sua ginnastica autunnale, la Wermacht, dopo una straordinaria avanzata, si era ritrovata in un incredibile pantano. Poi il primo gelo aveva solidificato le mostruose carreggiate che conducevano a Est. I nostri mezzi avevano faticato enormemente su queste strade, che infatti erano percorribili solo dai carri, ma la durezza del suolo aveva temporaneamente permesso l’approvvigionamento delle truppe. Poi l’inverno rovesciò giu tonnellate di neve attraverso l’immensità della Russia, e nuovamente paralizzò il traffico.

Questo è il punto che avevamo raggiunto nel Dicembre 1942. Spalavamo via la neve cosicchè I nostri camion potevano avanzare quindici o venti miglia al mattino, solo per scoprire che I nostri sforzi dovevano essere raddoppiati  nello stesso giorno. La terra sotto la neve era un sinistro rilievo di avvallamenti e buche, che noi pigiavamo o coprivamo. Alla sera ci sparpagliavamo per trovare riparo per la notte

Qualche volta potevamo disporre di un riparo allestito dai genieri, qualche volta potevamo trovare un’isba, una grande capanna russa o una qualsiasi casa. Spesso ci affollavamo in più di cinquanta uomini in una costruzione pensata per una coppia e due bambini. Gli alloggi più desiderati erano le grandi tende progettate apposta per la Russia. Erano alte e appuntite, come teepees, impermeabili, e progettate per nove uomini. Noi eravamo raramente più di venti, e in ogni caso non c’erano abbastanza tende. Fortunatamente, avevamo razziato i nostri magazzini di cibo a causa del freddo, e con abbastanza di cui nutrirci, eravamo in grado di mantenerci ragionevolmente bene. Alcuni di noi iniziarono a brulicare di vermi, dato che avevamo raramente la possibilità di lavarci, e quando ritornavamo a Minsk, il nostro primo dovere era di passare attraverso la disinfestazione

Written by dago64

February 28, 2011 at 6:39 pm

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